Giuseppe Unia
Giuseppe Unia (1818 – 1871), prolifico musicista piemontese che poteva fregiarsi del titolo di “pianista compositore di Corte di S.M. Il Re d’Italia”, è completamente dimenticato dopo la morte; nell’Italia del melodramma, la musica strumentale ha poco spazio. Oggi Giuseppe Unia è riproposto all’attenzione del grande pubblico dai Maestri Massimiliano Génot e Andrea Vigna-Taglianti che hanno curato la registrazione di 12 brani del suo repertorio.
Nato a Dogliani, Cuneo, Giuseppe Unia esordisce come pianista nel 1833, in un concerto al Teatro Carignano di Torino. Soggiorna a Weimar, dove studia con Johann Nepomuk Hummel, a Vienna e a Parigi, dove ha modo di approfondire le sue conoscenze musicali. Rientra a Torino nel 1841 e si dedica all’insegnamento del pianoforte, sia presso privati che presso la Casa Reale. Sposando nel 1844 la pianista Angela Teja, Giuseppe Unia acquisisce la parentela con la famiglia del conte Carlo Leopardi, il fratello del celebre Giacomo, a cui dedicherà la Marcia Funebre Op. 158, una delle sue composizioni più riuscite. Muore a Recanati il 23 novembre 1871. L’opera di Giuseppe Unia comprende moltissimi brani per pianoforte, circa duecento; alcuni sono contemplativi, altri sono più vigorosi, altri ancora sono trascrizioni o rielaborazioni di famose arie d’opera italiane e rappresentano un omaggio alla musica imperante in quegli anni.
